La crisi aziendale può essere definita come un costante e lento processo di declino che porta a disequilibri sotto il profilo reddituale, finanziario- patrimoniale o combinazione di entrambi, che può compromettere in prospettiva la continuità e la stessa sopravvivenza dell’impresa.

Quando si riconoscono i primi sintomi e si cerca di agire con immediatezza e con opportuni mezzi di supporto si aumenterebbero le probabilità di superarla e salvare l’azienda con conseguenti positive ricadute per:

-l’occupazione

– i creditori con un potenziale di un più alto recupero

– gli imprenditori che possono fare più profitti

– la società complessivamente considerata che ne trae beneficio.

La crisi può derivare da diverse cause le principale sono:

  • Crisi di produttività legata ad inefficienze della produzione
  • Crisi strategica, legata a strategie inadeguate o nemmeno messe in atto
  • Crisi finanziaria, dovuta ad una redditività negativa che si protrae per un lungo periodo con la conseguenza di una mancata capacità di generare le risorse finanziarie e l’azienda non sarà più in grado di far fronte ai propri debiti in modo permanente.

E’ certo che se la tua azienda dispone di un certo capitale potrà affrontare con più serenità questo tipo di perdite. Diventa più complesso invece per le aziende che si trovano già in uno stato patrimoniale sofferente.

Quali sono gli strumenti per intervenire in modo stragiudiziale sullo stato di crisi previsti dalla riforma?

 

In particolare si tratta:

– dei piani attestati di risanamento: per gli imprenditori, anche non commerciali, al fine di risanare l’esposizione debitoria dell’impresa e assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria;

– degli accordi di ristrutturazione dei debiti: previsti per l’imprenditore diverso da quello

minore con i creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti;

– gli accordi di ristrutturazione agevolati: disciplinati dall’art. 60 del codice, che ne prevede l’applicabilità agli imprenditori con creditori che rappresentino il 30% dei crediti in presenza di determinate condizioni;

– degli accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa: così definita perché l’art. 61 ne estende l’efficacia “anche ai creditori non aderenti che appartengano alla medesima categoria, individuata tenuto conto dell’omogeneità di posizione giuridica ed interessi economici.”

– delle convenzioni di moratoria: che vengono concluse tra un imprenditore, anche non commerciale, e i suoi creditori, con l’obiettivo di disciplinare provvisoriamente gli effetti della crisi. Esse hanno ad oggetto la dilazione delle scadenze dei crediti, la rinuncia agli atti o la sospensione delle azioni esecutive e conservative e ogni altra misura che in ogni caso non comporti la rinuncia al credito.

Quando si può dire che un’azienda è in continuità?

L’azienda è in continuità quando consegue ricchezza, e ha capacità di raggiungere gli equilibri aziendali anche per il futuro e generare flussi di cassa sufficienti per proseguire l’attività.

 

Come si riesce a capire se l’impresa produce flussi di cassa sufficienti a sostenere i propri impegni?

Solo grazie alla diagnosi che si può fare con l’applicazione degli strumenti messi a disposizione del controllo di gestione si riesce a intercettare situazioni di squilibrio economico-finanziario che alla lunga possono portare alla dissoluzione della propria azienda.

 

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2019-05-28T14:37:44+02:00